DONNE CHE AIUTANO LE DONNE

Cosa c’è di nuovo in città? Magari non tutti se ne saranno accorti, ma
il riaccendersi di un certo protagonismo femminile, il riattivarsi di un
fermento, una vitalità, un dibattito che vede protagoniste le donne, i
loro bisogni e i loro desideri non sarà sfuggito agli osservatori più
attenti della vita sociale, politica e civile del nostro territorio. Un
movimento che, lungi dall’autodefinirsi femminista (sic!), si
caratterizza per una attenzione particolare alla comunità locale e a
tutti quei fenomeni che hanno il potere di migliorare la vita delle
persone a partire dalla qualità delle relazioni umane. Si tratta di un
movimento trasversale e variegato per diversi motivi: primo fra tutti
perché è intergenerazionale, in secondo luogo perché è multidisciplinare
e in ultimo perché itinerante, passando dai social network, alla bct,
alle sede delle varie associazioni che aderiscono. Ogni luogo viene
attraversato nell’attesa di trovarne uno adeguato ad accogliere tutte le
idee e le attività che le donne stanno progettando.

Questo
variegato movimento, che per ora risponde al nome Terni Donne, il 17
aprile 2010 presso il Caos a Terni ha promosso un appuntamento
importante, un Open Space molto partecipato (quasi 100 donne), che, con
il sostegno di un’équipe di psicologi della salute, è stato facilitato
dalla Prof.ssa Paola Mamone docente presso la Scuola di Specializzazione
in Psicologia della Salute (Sede di Orvieto – Università la Sapienza di
Roma) ed esperta di progettazione sociale. All’Open Space sono stati
formati 5 gruppi tematici (cultura, arte, maternità, accoglienza,
violenza) che hanno lavorato per una intera giornata, cercando di
definire i contorni di una futura “Casa delle Donne” nella nostra città.
Come di consueto, le donne anche senza conoscersi hanno dimostrato che
si possono stabilire rapporti e relazioni immediati, piacevoli ed
efficienti, pur in presenza di età, esperienze e formazioni molto
differenti. Se queste donne saranno costruire un agire efficaci e
sapranno concretizzare il risultato dell’enorme sforzo creativo della
giornata del 17 aprile lo sapremo solo in futuro e non potrà dipendere
esclusivamente da loro, ma anche e soprattutto dalle risposte delle
istituzioni locali.

Uno dei gruppi del 17 aprile non poteva non
essere incentrato sul tema della violenza contro le donne, perché –
prima di tutto – il confronto su questo tema nella nostra regione e
nella nostra città è stato di recente avviato da due momenti fondativi:
il Progetto Mai Più Violenze, promosso dalla Regione Umbria e il
Consiglio Comunale Aperto del 16 dicembre 2009 a Terni. In secondo
luogo, la violenza degli uomini contro le donne rappresenta il
principale ostacolo alla autodeterminazione e al godimento dei diritti
fondamentali di più di metà della popolazione mondiale, e, senza
ipocrisia, vale la pena ricordare che in termini percentuali la maggior
parte delle violenze contro le donne vengono perpetrate da uomini con
relazioni di prossimità: padri, mariti, fidanzati ed ex. Nel 2009 le
donne che a Terni si sono rivolte al Telefono Donna (servizio di
accoglienza psicologica e legale gestito dal centro per le Pari
opportunità della Regione Umbria) sono state 114 , ma non sappiamo
quante donne si sono rivolte ad altri servizi socio-assistenziali
pubblici o privati e non hanno avuto accesso al Telefono Donna o quante
donne non si sono rivolte a nessuno. Le riflessioni che sono emerse nel
gruppo sono state molte; tra queste la “Casa delle Donne” ha avuto un
largo consenso; in accordo con l’impostazione generale e rispetto al
problema della violenza, le finalità di questa struttura riguarderanno
la prevenzione, la sensibilizzazione, l’informazione, la formazione e
l’educazione, presentandosi, di conseguenza, con un’impronta culturale
che dovrà servire a migliorare, implementare e qualificare le risposte
sociali e politiche che le istituzioni danno al problema. La forza delle
donne – si sa – sta nell’agire, nell’atto creativo che ognuna di noi in
diversi ambiti riesce a mettere in essere; si è, allora, sottolineata
la straordinaria opportunità che un luogo pensato, gestito, attraversato
e frequentato da donne singole o in gruppo può dare, per la risoluzione
di alcune problematiche a cui il nostro territorio deve far fronte.
Faccio riferimento ad emergenze che possono essere culturali e sociali,
ma anche abitative, economiche, educative o legali, che una donna
vittima di violenza può fronteggiare. Per questi motivi la Casa la
immaginiamo solidale, accogliente, in ascolto attivo, viva grazie a
gruppi di donne che vi organizzano le attività e sapranno accogliere,
senza domandare, pronte a dare una mano, laddove serva, pronte a
prendersi cura le une delle altre e naturalmente pronte ad accogliere
anche i bambini e le bambine.

Se le donne si pongono come
obiettivo quello di sollecitare e dialogare con le istituzioni al fine
di migliorare i servizi, proporre sperimentazioni e interventi anche
innovativi; naturalmente dovranno contemporaneamente assumersi delle
responsabilità nei confronti della comunità, nella promozione del
benessere e della felicità delle donne che attraverseranno la Casa,
senza trascurare tutte quelle persone che in un territorio sono a fianco
delle donne nei diversi ruoli che gli competono: mariti, compagni,
figli e figlie, educatori, insegnanti e così via. Le proposte di
attività sono state molte: tra le più interessanti c’è stata quella
della creazione di una banca dati con donne portatrici di competenze
specifiche che si mettono a disposizione di altre donne per aiutarle,
instaurando relazioni orizzontali, nell’intendo di risolvere problemi ed
emergenze di varia natura tramite una rete efficiente ed efficacie,
solidale ed accogliente.

I servizi già attivi nel territorio e in
rete tra loro, il Pronto Soccorso e le forze di Pubblica Sicurezza sono
i luoghi che gestiscono, a volte senza informazioni e formazione, la
prima accoglienza delle donne che hanno subito violenza; la rete delle
donne agirà anche per sollecitare l’attuazione di protocolli operativi
tra tali strutture operative. Un’altra delle attività che a nostro
avviso la Casa delle Donne dovrebbe sollecitare riguarderà la
formazione, comune, ma anche personalizzata, organizzata in modo da
poter rispondere ai bisogni che emergono strada facendo.

Si
potrebbe affermare che la violenza, fisica, sessuale e psicologica è una
condizione che subiscono le donne e molto spesso anche i bambini e
bambine, ma è decisamente un problema degli uomini; e, allora, perché
non provare a proporre percorsi di aiuto e sostegno per uomini violenti
che agiscano sul duplice versante sia culturale (patriarcato) che
sociale? In Italia ci sono interessanti sperimentazioni come quella
portata avanti dall’Associazione Artemisia a Firenze in collaborazione
con una Asl e il Centro Servizi per il Volontariato: si tratta di uno
sportello di consulenza e accoglienza per uomini che decidono di
“riflettere” sui propri comportamenti, sulla rabbia, sulle problematiche
relazionali e sulla propria genitorialità.

Insomma, le idee sono
molte e le energie da spendere ci sono, ma ancora le Istituzioni non
sono riuscite a dare una risposta definitiva sullo spazio; sappiamo che
esiste una certa distanza tra ciò che si muove nella società civile e i
percorsi, spesso troppo ingessati, degli organi pubblici territoriali e
la recente nomina delle donne dell’Assemblea del Centro per le Pari
Opportunità del Comune di Terni ce lo dimostra. Da parte nostra
confidiamo nelle persone che nelle istituzioni hanno sin dall’inizio
seguito la costituzione del gruppo Terni Donne ed hanno in ogni modo
sostenuto ed accompagnato il percorso. Crediamo in queste persone, per
aprire spazi di discussione politica sulla violenza e su tutti quegli
aspetti della vita delle donne, come il lavoro, la maternità, la
partecipazione politica e sociale, lo spazio urbano pubblico e privato;
temi sui quali si può e si deve intervenire, per facilitare i percorsi
di autodeterminazione e di felicità privata e collettiva delle donne.

Concludo
con un appello alla nuova Presidente della Regione: cara presidente,
dopo la legge sulla famiglia, che non commenterò, le donne di Terni si
aspettano che venga approvata in tempi rapidi, o almeno discussa a
Palazzo Cesaroni una legga sulla violenza contro le donne!

Valentina Galluzzi

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DONNE CHE AIUTANO LE DONNE

Cosa c’è di nuovo in città? Magari non tutti se ne saranno accorti, ma
il riaccendersi di un certo protagonismo femminile, il riattivarsi di un
fermento, una vitalità, un dibattito che vede protagoniste le donne, i
loro bisogni e i loro desideri non sarà sfuggito agli osservatori più
attenti della vita sociale, politica e civile del nostro territorio. Un
movimento che, lungi dall’autodefinirsi femminista (sic!), si
caratterizza per una attenzione particolare alla comunità locale e a
tutti quei fenomeni che hanno il potere di migliorare la vita delle
persone a partire dalla qualità delle relazioni umane. Si tratta di un
movimento trasversale e variegato per diversi motivi: primo fra tutti
perché è intergenerazionale, in secondo luogo perché è multidisciplinare
e in ultimo perché itinerante, passando dai social network, alla bct,
alle sede delle varie associazioni che aderiscono. Ogni luogo viene
attraversato nell’attesa di trovarne uno adeguato ad accogliere tutte le
idee e le attività che le donne stanno progettando.

Questo
variegato movimento, che per ora risponde al nome Terni Donne, il 17
aprile 2010 presso il Caos a Terni ha promosso un appuntamento
importante, un Open Space molto partecipato (quasi 100 donne), che, con
il sostegno di un’équipe di psicologi della salute, è stato facilitato
dalla Prof.ssa Paola Mamone docente presso la Scuola di Specializzazione
in Psicologia della Salute (Sede di Orvieto – Università la Sapienza di
Roma) ed esperta di progettazione sociale. All’Open Space sono stati
formati 5 gruppi tematici (cultura, arte, maternità, accoglienza,
violenza) che hanno lavorato per una intera giornata, cercando di
definire i contorni di una futura “Casa delle Donne” nella nostra città.
Come di consueto, le donne anche senza conoscersi hanno dimostrato che
si possono stabilire rapporti e relazioni immediati, piacevoli ed
efficienti, pur in presenza di età, esperienze e formazioni molto
differenti. Se queste donne saranno costruire un agire efficaci e
sapranno concretizzare il risultato dell’enorme sforzo creativo della
giornata del 17 aprile lo sapremo solo in futuro e non potrà dipendere
esclusivamente da loro, ma anche e soprattutto dalle risposte delle
istituzioni locali.

Uno dei gruppi del 17 aprile non poteva non
essere incentrato sul tema della violenza contro le donne, perché –
prima di tutto – il confronto su questo tema nella nostra regione e
nella nostra città è stato di recente avviato da due momenti fondativi:
il Progetto Mai Più Violenze, promosso dalla Regione Umbria e il
Consiglio Comunale Aperto del 16 dicembre 2009 a Terni. In secondo
luogo, la violenza degli uomini contro le donne rappresenta il
principale ostacolo alla autodeterminazione e al godimento dei diritti
fondamentali di più di metà della popolazione mondiale, e, senza
ipocrisia, vale la pena ricordare che in termini percentuali la maggior
parte delle violenze contro le donne vengono perpetrate da uomini con
relazioni di prossimità: padri, mariti, fidanzati ed ex. Nel 2009 le
donne che a Terni si sono rivolte al Telefono Donna (servizio di
accoglienza psicologica e legale gestito dal centro per le Pari
opportunità della Regione Umbria) sono state 114 , ma non sappiamo
quante donne si sono rivolte ad altri servizi socio-assistenziali
pubblici o privati e non hanno avuto accesso al Telefono Donna o quante
donne non si sono rivolte a nessuno. Le riflessioni che sono emerse nel
gruppo sono state molte; tra queste la “Casa delle Donne” ha avuto un
largo consenso; in accordo con l’impostazione generale e rispetto al
problema della violenza, le finalità di questa struttura riguarderanno
la prevenzione, la sensibilizzazione, l’informazione, la formazione e
l’educazione, presentandosi, di conseguenza, con un’impronta culturale
che dovrà servire a migliorare, implementare e qualificare le risposte
sociali e politiche che le istituzioni danno al problema. La forza delle
donne – si sa – sta nell’agire, nell’atto creativo che ognuna di noi in
diversi ambiti riesce a mettere in essere; si è, allora, sottolineata
la straordinaria opportunità che un luogo pensato, gestito, attraversato
e frequentato da donne singole o in gruppo può dare, per la risoluzione
di alcune problematiche a cui il nostro territorio deve far fronte.
Faccio riferimento ad emergenze che possono essere culturali e sociali,
ma anche abitative, economiche, educative o legali, che una donna
vittima di violenza può fronteggiare. Per questi motivi la Casa la
immaginiamo solidale, accogliente, in ascolto attivo, viva grazie a
gruppi di donne che vi organizzano le attività e sapranno accogliere,
senza domandare, pronte a dare una mano, laddove serva, pronte a
prendersi cura le une delle altre e naturalmente pronte ad accogliere
anche i bambini e le bambine.

Se le donne si pongono come
obiettivo quello di sollecitare e dialogare con le istituzioni al fine
di migliorare i servizi, proporre sperimentazioni e interventi anche
innovativi; naturalmente dovranno contemporaneamente assumersi delle
responsabilità nei confronti della comunità, nella promozione del
benessere e della felicità delle donne che attraverseranno la Casa,
senza trascurare tutte quelle persone che in un territorio sono a fianco
delle donne nei diversi ruoli che gli competono: mariti, compagni,
figli e figlie, educatori, insegnanti e così via. Le proposte di
attività sono state molte: tra le più interessanti c’è stata quella
della creazione di una banca dati con donne portatrici di competenze
specifiche che si mettono a disposizione di altre donne per aiutarle,
instaurando relazioni orizzontali, nell’intendo di risolvere problemi ed
emergenze di varia natura tramite una rete efficiente ed efficacie,
solidale ed accogliente.

I servizi già attivi nel territorio e in
rete tra loro, il Pronto Soccorso e le forze di Pubblica Sicurezza sono
i luoghi che gestiscono, a volte senza informazioni e formazione, la
prima accoglienza delle donne che hanno subito violenza; la rete delle
donne agirà anche per sollecitare l’attuazione di protocolli operativi
tra tali strutture operative. Un’altra delle attività che a nostro
avviso la Casa delle Donne dovrebbe sollecitare riguarderà la
formazione, comune, ma anche personalizzata, organizzata in modo da
poter rispondere ai bisogni che emergono strada facendo.

Si
potrebbe affermare che la violenza, fisica, sessuale e psicologica è una
condizione che subiscono le donne e molto spesso anche i bambini e
bambine, ma è decisamente un problema degli uomini; e, allora, perché
non provare a proporre percorsi di aiuto e sostegno per uomini violenti
che agiscano sul duplice versante sia culturale (patriarcato) che
sociale? In Italia ci sono interessanti sperimentazioni come quella
portata avanti dall’Associazione Artemisia a Firenze in collaborazione
con una Asl e il Centro Servizi per il Volontariato: si tratta di uno
sportello di consulenza e accoglienza per uomini che decidono di
“riflettere” sui propri comportamenti, sulla rabbia, sulle problematiche
relazionali e sulla propria genitorialità.

Insomma, le idee sono
molte e le energie da spendere ci sono, ma ancora le Istituzioni non
sono riuscite a dare una risposta definitiva sullo spazio; sappiamo che
esiste una certa distanza tra ciò che si muove nella società civile e i
percorsi, spesso troppo ingessati, degli organi pubblici territoriali e
la recente nomina delle donne dell’Assemblea del Centro per le Pari
Opportunità del Comune di Terni ce lo dimostra. Da parte nostra
confidiamo nelle persone che nelle istituzioni hanno sin dall’inizio
seguito la costituzione del gruppo Terni Donne ed hanno in ogni modo
sostenuto ed accompagnato il percorso. Crediamo in queste persone, per
aprire spazi di discussione politica sulla violenza e su tutti quegli
aspetti della vita delle donne, come il lavoro, la maternità, la
partecipazione politica e sociale, lo spazio urbano pubblico e privato;
temi sui quali si può e si deve intervenire, per facilitare i percorsi
di autodeterminazione e di felicità privata e collettiva delle donne.

Concludo
con un appello alla nuova Presidente della Regione: cara presidente,
dopo la legge sulla famiglia, che non commenterò, le donne di Terni si
aspettano che venga approvata in tempi rapidi, o almeno discussa a
Palazzo Cesaroni una legga sulla violenza contro le donne!

Valentina Galluzzi

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