Cosa ne pensiamo del ”Fondo per la vita nascente” approvato in Consiglio Regionale l’11 Luglio

Martedì 11 Luglio il Consiglio Regionale dell’Umbria ha approvato, con 11 voti favorevoli e 4 contrari, l’atto di indirizzo n. 1698 firmato dai consiglieri della Lega Carissimi, Fioroni e Pastorelli che istituisce un fondo per “la vita nascente” a sostegno delle donne in gravidanza. Con questo atto il Consiglio impegna la Giunta a finanziare interventi di promozione e a realizzare progetti individuali di accompagnamento alla gravidanza, di promozione del valore sociale della maternità da parte di organizzazioni e associazioni operanti nel settore della tutela materno-infantile e garantisce alle donne incinte e/o alle neo mamme un totale di 8 sedute di psicoterapia per il loro benessere mentale 

L’atto approvato dalla sola maggioranza – certamente a nostro avviso non emendabile, come richiesto dalle opposizioni che forse si sono accorte tardi della gravità di quanto portato in aula – da rigettare con forza, si rifà testualmente a quanto approvato dalla Regione Piemonte che ha istituito il Fondo Vita Nascente con il quale sta finanziando per centinaia di migliaia di euro le associazioni antiabortiste permettendo loro di entrare nei servizi sanitari pubblici. Il percorso politico pensato per l’Umbria ricalca quindi le orme di quello della Regione Piemonte, così come espressamente richiamato nell’atto approvato, avremo pertanto anche in Umbria associazioni ProVita che potranno esercitare le loro attività ideologiche all’interno dei servizi pubblici avvalendosi di cospicui finanziamenti pubblici. Questo è l’ennesimo tentativo, da parte delle forze politiche conservatrici, di ostacolare il percorso che le donne intraprendono nei servizi pubblici previsto dalla L. 194/78. 

A nulla vale sostenere che si tratta di politiche volte ad eliminare gli ostacoli di natura economica che impediscono alle donne di scegliere liberamente se portare avanti o meno una gravidanza, tutte le statistiche ci dicono che la scelta di abortire è meno legata a problemi economici e più alla precarietà del lavoro e di vita e alla legittima scelta di autodeterminare le proprie vite. Se realmente si volessero perseguire politiche volte ad incentivare la natalità, le scelte su come investire i soldi pubblici ricadrebbero sull’introduzione, anche a livello regionale, di forme di sostegno per le donne che lavorano e si punterebbe sull’aumento dei posti negli asili nido (che sono stati invece dimenticati come destinatari di fondi del pnrr) e nelle scuole dell’infanzia e su misure che incentivano la riduzione del lavoro precario e sottopagato.  Inoltre, si finanzierebbero e promuoverebbero metodi contraccettivi al fine di prevenire il ricorso all’interruzione di gravidanza, garantendo alle donne la possibilità di compiere scelte consapevoli in tema di maternità. Siamo stanche di ripetere che non è attraverso elargizioni economiche irrisorie, una tantum, che si sostengono le donne che decidono di portare avanti una gravidanza, che non deve essere considerata alla stregua di una condizione patologica da curare con 8 sedute gratuite di psicoterapia. La possibilità di interrompere una gravidanza fa parte di quel bagaglio di poteri e diritti che abbiamo come donne libere. Non sarebbe stato più utile impiegare questi fondi per garantire il benessere mentale a tutte le persone che ne hanno bisogno, attraverso il servizio pubblico, invece di lasciare che questo servizio venga gestito dalle associazioni anti-abortiste che ne potrebbero fare uno strumento di influenza ideologica e colpevolizzante nei confronti delle gestanti? 

Le donne, in Umbria come in Italia, devono veder riconosciuto il diritto di scelta sul proprio corpo e tutti i diritti in tema di salute sessuale e riproduttiva. Devono poter contare su una sanità pubblica efficiente e non giudicante, devono poter rivolgersi con serenità ai servizi sapendo che non troveranno personale obiettore o peggio persone che ideologicamente potrebbero influenzare le loro scelte, magari considerandole a priori sbagliate! 


RU2020 – Rete umbra per l’autodeterminazione

Terni Donne APS



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