8 MARZO 2014 – INAUGURAZIONE CASA DELLE DONNE TERNI

Voglio
ringraziare a nome dell’associazione Terni Donne tutte le persone che
oggi sono qui con noi, in questo giorno così importante per noi e
per la città di Terni.
Vogliamo
ringraziale le associazioni Libera…mente Donna, Differenza Donna e
la Casa internazionale delle donne di Roma che hanno accettato il
nostro invito ad intervenire e riportare in questa occasione il
proprio vissuto e ed esperienza politica.
Un
ringraziamento particolare va alla Casa internazionale delle donne di
Roma che da subito ci ha dimostrato vicinanza e sostegno e che ci ha
fornito molti strumenti utili per dare forza al nostro progetto: è a
queste donne che ci ispiriamo e con loro vogliamo percorrere questo
cammino di autonomia, cambiamento, di lotta politica, con la speranza
di costruire un futuro capace di accettare le differenze, le
specificità, le donne.
Ringraziamo
anche la rete di associazioni territoriale che ci ha sempre sostenuto
e con la quale abbiamo creato una trama composita fatta di relazioni
e sostegno reciproco.
Ringraziamo
il Comune di Terni, Il Sindaco Leopoldo di Girolamo, gli assessori
Guerra e Tedeschi e i loro collaboratori con i quali è stato
possibile identificare una struttura ed avviare tutte le pratiche
necessarie per veder finalmente sbocciare il nostro progetto.

Come
tutti sapete ogni anno, l’8 Marzo, ricorre la celebrazione della
giornata internazionale della donna, giornata per ricordare sia le
conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le
discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in
molte parti del mondo.
Due anni
fa, nel comunicato stampa dell’iniziativa ideata e promossa da Terni
Donne “Vogliamo anche le rose” scrivemmo “In questo mese di
rinascita Terni Donne ha voluto risvegliare le donne e gli uomini
della propria città con la volontà di spazzare via una volta per
tutte il silenzio che ciclicamente torna a coprire tematiche
importanti ed urgenti come la violenza di genere, la disparità tra i
sessi, la mancanza di tutela di alcune categorie, i continui attacchi
mediatici sulle donne, sul loro corpo e sulla propria
autodeterminazione”.
A
distanza di due anni possiamo dire che non abbiamo lavorato invano:
da oggi, per le donne di Terni, l’8 Marzo acquisterà anche un altro
significato, sarà
LA
data
da ricordare e da festeggiare, la realizzazione di un sogno che, dopo
più di trent’anni è finalmente diventato realtà.
Dico
questo perchè sono figlia di una donna che all’inizio degli anni 80
sognava un luogo come quello che oggi ci troviamo ad inaugurare, un
luogo in cui le donne potessero essere libere di essere ciò che
desideravano, di crearsi un futuro alternativo a quello impostogli
dalla società e dalla cultura a loro contemporanea, un luogo capace
di unire, di rendere le donne protagoniste del proprio tempo, della
propria vita e delle proprie scelte.
Sono
passati più di trent’anni ed ancora ci troviamo nella necessità di
creare uno spazio dedicato alle donne, una stanza tutta per loro, in
cui possano sentirsi libere di voler rompere gli schemi, di rigettare
stereotipi e stili di vita ad esse estranei, di dar vita ad una
prassi politica su cui fondare una società nuova in cui le donne
siano trattate come esseri umani liberi di scegliere e non come merce
di scambio, oggetti di uso quotidiano, automi settati da una mano di
chiaro stampo retrogrado, maschilista e patriarcale. L’orizzonte
culturale nel quale ci muoviamo è quello della libertà di essere,
muoversi, vivere, agire consapevolmente e responsabilmente, quello
della libertà di scelta per ognuna, ripudiando ogni forma di
violenza e di discriminazione.
Vogliamo
il protagonismo delle donne nella società e nella vita politica,
vogliamo la loro presenza nei luoghi decisionali, vogliamo maggior
tutela dei nostri diritti, vogliamo una società davvero paritaria ma
al contempo rispettosa delle differenze.

Questa
casa ha delle radici forti e profonde, radici che possiamo vedere e
che ci sostengono ogni volta che arriva la tempesta, radici di un
albero che ogni giorno germoglia e mette nuove foglie.
Il seme è
stato gettato tanti anni fa e da quel seme è nato un fusto che,
nonostante le difficoltà, è riuscito a resistere a potature
improvvise e fuori stagione e a tentativi di abbattimento.
Il fusto
piano piano ha iniziato ad arricchire i propri strati di corteccia
fino ad arrivare ad essere ciò che è oggi: La casa delle donne, il
luogo, non un luogo, delle donne e per le donne.
Questo è
il luogo dell’alternativa, della consapevolezza, dell’accoglienza,
della lotta per i propri diritti, della condivisione,
dell’autodeterminazione.

Questo
percorso alimentato dai desideri di tante donne, un percorso di rete
che abbraccia l’esperienza di associazioni e gruppi informali non si
è mai arrestato nonostante le evidenti difficoltà dovute alla
mancanza di una sede operativa e di un riconoscimento formale da
parte delle istituzioni. Nonostante ciò nessuna di noi si è mai
data per vinta, neanche quando i giochi politici sembravano essere
più forti del nostro bisogno di questo luogo, neanche di fronte ai
continui e sempre più violenti attacchi alle donne da parte della
classe dirigente, del sistema culturale italiano e dal modello
negativo e degradante di donna che si è voluto creare e diffondere.

Non
ci siamo date per vinte e ad ogni occasione abbiamo ribadito la
nostra volontà di dare alle donne della nostra città un luogo, una
casa, dove potersi riconoscere, confrontare, crescere,
autoderminarsi, in cui agire relazioni e attività differenti, in cui
poter dare forma all’alternativa di genere, in cui donne di diverse
generazioni e di differente provenienza possono incontrarsi e far
nascere esperienze significative, in cui ognuna si riconosca
nell’altra e possa contemporaneamente valorizzare la propria
individualità, in cui ci sia libero accesso per ogni individuo che
voglia scegliere una vita libera da stereotipi e luoghi comuni.

Ed eccoci
finalmente al giorno dell’inaugurazione di questo progetto che ha
attraversato gli anni, le generazioni, i desideri, le paure, i disagi
di tante donne; un progetto corale, in continua trasformazione e
definizione, un progetto necessario per il benessere delle donne e di
conseguenza della società.
Perchè
la parola “casa”?
La
casa è uno degli archetipi legati ai bisogni umani più basilari
(rifugio, protezione, ecc), ma anche ai sogni ed alle speranze;
purtroppo storicamente molto spesso per le donne la casa si è
trasformata in prigione asfissiante, dove desideri e talenti si sono
affievoliti e rinsecchiti nella routine di un lavoro di cura non
sempre scelto, spesso imposto.
La
Casa delle Donne che abbiamo costruito a Terni è, al contrario, uno
spazio pubblico di transizione e sosta nel contempo, un’agorà dove
la storia, i talenti, i bisogni relazionali, le capacità
imprenditoriali e culturali, la creatività delle donne si possono
espandere e condensarsi in un segno visibile, un luogo che vuole
contrastare l’isolamento e la solitudine di molte donne, attraverso
tante attività fatte dalle donne per le donne.
La
Casa è aperta a tutte le donne senza distinzione alcuna, è un luogo
apartitico ed aconfessionale, dove ognuna verrà accolta nella
propria specificità e differenza.
Siamo
convinte che questo debba essere il luogo dell’azione in grado di
creare una nuova politica, non solo di genere, il luogo dell’ascolto
e dell’accoglienza, una casa-cassa di risonanza di tutti i bisogni
della cittadinanza, delle minoranze e delle categorie a rischio.
Per
noi fare politica significa occuparsi di tutte quelle attività volte
al “bene” comune della città e non si può sperare in un
cambiamento se non si parte dalle donne, dalle questioni di genere,
dall’abbattimento dei muri che si sono voluti ergere intorno alle
donne, isolandole nel proprio orizzonte personale.
Per
noi fare politica significa anche partire dalla  casa come
luogo della parità e delle pari  opportunità di genere,
rafforzando la tutela di tutte le persone e garantendo l’assenza di
qualunque forma di violenza morale o psicologica e di
discriminazione, diretta e indiretta, relativa al genere, all’età ,
all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla
disabilità, alla religione e alla lingua. La discriminazione basata
su religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze
sessuali pregiudica il conseguimento degli obiettivi di un paese
moderno e civile, in particolare il raggiungimento di un elevato
livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del
tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale,
la solidarietà e
la
libera circolazione delle persone. L’educazione ha un ruolo
fondamentale e la scuola fa la differenza.

Sono
le agenzie formative che, per prime, debbono educare i bambini e le
bambine, con lo scopo di evitare che la disuguaglianza di genere si
trasformi, negli anni, in disuguaglianza sociale, nel lavoro e nella
vita. Educare alla presa di coscienza e alla lotta contro stereotipi
significa stimolare negli studenti e nelle studentesse lo spirito
critico, stimolare  a riconoscersi in valori positivi,
incentivando la decostruzione di stereotipi e dei pregiudizi,
attraverso attività stimolanti e significativi da realizzare in
classe e con interscambi con il territorio. La relazione
interpersonale che si stabilisce nell’ambiente scolastico grazie
alla mediazione formativa dei docenti è la via privilegiata per far
crescere le nuove generazioni in una cultura paritaria: è nella
quotidianità scolastica che si praticano concretamente le pari
opportunità con l’integrazione delle diverse abilità, con i
progetti di intercultura, con le molteplici attività di riduzione
del disagio sociale. Terni Donne ha già iniziato una serie di
collaborazioni con le scuole del territorio insieme a Libera con i
laboratori didattici “donne ribelli contro le mafie”.
Per
uscire dalla crisi culturale che sta caratterizzando l’Italia da
ormai alcuni decenni c’è bisogno di cooperazione, di coralità, di
presa di coscienza e consapevolezza; noi vogliamo partire dalle donne
dalla questione di genere per garantirci un futuro degno di questo
nome, un futuro che garantisca davvero i diritti alle donne, il loro
inalienabile diritto all’autodeterminazione, alla felicità, alla
libertà.
A
tal proposito vorremmo ricordare che in termini giuridici la
cittadinanza
è
la condizione della

persona
fisica

(detta
cittadino)
alla quale l’ordinamento giuridico di uno

stato
riconosce
la pienezza dei diritti civili e politici.

Il
punto è che gli individui oltre ad avere garantiti i diritti devono
anche essere messi nelle condizioni di poter godere di tali diritti,
condizione questa, non sempre tutelata nè tantomeno garantita dal
momento che, concause politiche, sociali, culturali ed economiche,
hanno minato e reso labile il concetto stesso di cittadinanza.
Appare
sempre più ovvio che in Italia sono presenti delle categorie a
rischio che sulla carta godono di determinati diritti, i quali, però,
spesso non vengono riconosciuti: tra queste categorie troviamo anche
le donne che in questo particolare periodo storico si vedono
“attaccate” su due fronti: mancanza o precarietà del lavoro,
indebolimento del welfare.
Il
precariato oltre ad aver falciato il futuro di una abbondante
porzione della popolazione italiana che ancora ci ostiniamo a
definire “giovani”, ha anche dato vita ad una sorta di selezione
naturale tra i generi: le donne sono le più colpite dalla
“ristrutturazione” del mondo del lavoro poichè sono le prime ad
esserne escluse o a non accedervi, le prime a subirne le conseguenze
e a sperimentarne le storture: dimissioni in bianco, mancanza di
tutela della maternità, etc..
Perchè?Il
problema sta a monte, ossia nel sistema maschilista e patriarcale,
mai estintosi, presente nella nostra società, che vede la donna come
unico referente della cura all’interno delle famiglie in cui i
ruoli di moglie, madre, educatrice, infermiera, badante, mansioni
peraltro non riconosciute come “lavoro” e quidni non remunerate,
devono convivere e coesistere quotidianamente.
Al
maschilismo si è aggiunta la mancanza di una vera ed incisiva
politica di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, il precariato e
l’assenza del Welfare, ormai defunto, il quale ha sostituito se
stesso con la donna (meglio gravare sulla libertà di un individuo
che sui conti pubblici).
In
questa maniera una donna non può esercitare pienamente la propria
libertà di scelta poichè le sue scelte saranno sempre influenzate e
a volte dettate da ragioni “altre” rispetto alla propria sfera
personale, alla propria autodeterminazione.
Un
esempio: se una donna lavora e guadagna abbastanza deve “delegare”
i lavori di cura a servizi privati sussidiari del pubblico essendo il
welfare ormai inesistente; se lavora ma non guadagna abbastanza deve
decidere o di tentare l’impresa impossibile della conciliazione dei
due mondi paralleli o rinunciare al lavoro: rinunciare al lavoro
salariato (che non è sempre tutelato) significa non produrre reddito
e non produrre reddito significa essere automaticamente escluse
dall’accesso di alcuni diritti, ad esempio il congedo di
maternità;
Il
congedo di maternità (ma anche quello parentale) viene concesso solo
se si ha un regolare contratto di lavoro: la maggior parte delle
donne in Italia sono precarie, vale a dire lavorano in nero o hanno
contratti vergognosi come contratti a progetto, prestazioni
occasionali, contratti a chiamata, formule che

contemplano
inadeguati

sussidi
in
favore della maternità, della malattia, dell’infortunio, pertanto
contratti che non garantiscono i diritti base degli individui.

Il
vuoto, la mancanza, l’assenza delle donne nei vari contesti
istituzionali, nei contesti culturali, economici e pubblici,
l’esclusione, la marginalizzazione, l’isolamento delle donne dai
luoghi destinati all’assunzione di decisioni e responsabilità sta
determinando nel nostro territorio e nella nostra comunità
un’involuzione sociale e culturale e le prime a farne le spese sono
proprio le donne
Quello che
serve per contrastare la violenza, e per violenza intendiamo tutte le
forme di restrizione della propria idea e messa in pratica del
concetto di autoderminazione, è promuovere la visibilità delle
donne, il loro pensiero, la loro libertà, cambiare prospettiva
culturale e politica, incentrare l’azione delle istituzioni sulla
realizzazione della felicità delle comunità. Smettere di pensare
che le donne debbano essere rappresentate in organismi separati,
smettere di cooptare e di servirsi delle donne per riempire buchi o
lavarsi la coscienza, finanziare i servizi antiviolenza gestiti dalle
associazioni di donne, liberarsi di preconcetti ideologici e varare
leggi di vera cittadinanza di genere, senza far pagare alle donne e
far passare sui loro corpi equilibrismi politici salva-maggioranza.
Quello che
serve per contrastare la violenza, e per violenza intendiamo tutte le
forme di restrizione della propria idea e messa in pratica del
concetto di autoderminazione, è promuovere la visibilità delle
donne, il loro pensiero, la loro libertà, cambiare prospettiva
culturale e politica, incentrare l’azione delle istituzioni sulla
realizzazione della felicità delle comunità. Smettere di pensare
che le donne debbano essere rappresentate in organismi separati,
smettere di cooptare e di servirsi delle donne per riempire buchi o
lavarsi la coscienza, finanziare i servizi antiviolenza gestiti dalle
associazioni di donne, liberarsi di preconcetti ideologici e varare
leggi di vera cittadinanza di genere, senza far pagare alle donne e
far passare sui loro corpi equilibrismi politici salva-maggioranza.



Per
garantire i diritti alle donne crediamo che oltre alla conciliazione
tra vita e lavoro sia arrivato il momento della
condivisione
delle
responsabilità e dei lavori di cura anche con gli uomini potenziando
i congedi di paternità, e operando per superare stereotipi castranti
ed obsoleti legati alle donne ai loro multi-ruoli nella società e
lottando per una reale parità tra gli individui.


Un
capitolo di fondamentale importanza e per il quale continueremo a
batterci e a sensibilizzare la popolazione è quello della “salute”:
lavoreremo sul territorio e con le istituzioni affinchè vengano
garantiti percorsi trasparenti e semplificati che permettano alla
donna di essere messa in condizione di usufruire in piena libertà di
un diritto sancito dalla legge e rimarcato con l’introduzione della
RU486, relativamente alla quale, in questo territorio, stiamo ancora
attendendo il protocollo applicativo ormai da troppi mesi;
auspichiamo per questo un maggiore coraggio da parte delle donne
delle istituzioni nel trattare i temi legati alla sanità, poiché è
una questione di civiltà e di rispetto della dignità delle donne
tutte.
Immaginiamo
che dovremo attendere ancora molto prima di vedere scritta la parola
“fine” alle continue polemiche e ai boicottaggi relativi alla
legge 194 poiché si continuerà a tentare di cancellare con un colpo
di spugna un diritto acquisito in anni di lotte e di campagne per la
conquista di una condizione fondamentale per ogni essere umano:
quello di essere padroni del proprio corpo. L’elevato numero di
personale medico e non che esercita l’obiezione di coscienza
all’interno di strutture sanitarie pubbliche rende di fatto di
difficile applicazione il diritto all’interruzione di gravidanza.
L’obiezione di coscienza è stata introdotta nel 1978 insieme alle
legge 194 con lo scopo di garantire la possibilità di agire secondo
coscienza al personale che già esercitava nelle strutture pubbliche.
Oggi, dopo trentacinque anni dall’introduzione della legge, il
numero degli obiettori è talmente elevato da renderne a dir poco
impossibile l’applicazione di tale legge. Questo costringe molto
spesso le donne che vogliono sottoporsi ad interruzione di gravidanza
a dover cambiare
città o
regione per eseguire un intervento che in troppi continuano a
chiamare “il comodo rifiuto del figlio scomodo” (la citazione è
ripresa dal comunicato stampa del Comitato Verità e Vita del 23
giungo 2012), compiendo un vergognoso e violento attacco verso la
dignità di ogni donna ed ignorando ogni principio di
autodeterminazione. Apprezziamo e sosteniamo l’analisi proposta da
chi considera l’obiezione di coscienza all’interno delle
pubbliche strutture sanitarie come un’attività di boicottaggio di
una legge dello Stato (ricordiamo, ancora laico), in quanto limita (e
in molti casi nega) l’accesso ad un servizio sanitario che deve
essere garantito, rispettando tempi e modalità precise.
Il
futuro delle donne è oscuro, ma non per questo abbiamo smesso di
lottare
La
nostra città merita che la voce delle donne sia una voce autorevole
e forte in grado di rappresentare diverse generazioni, sensibilità,
opinioni, tematiche, bisogni e desideri ed è quello che ci
prefiggiamo di continuare a fare con l’apertura della casa in modo
sempre più qualificato e forte.

Questa
situazione di crisi oggettiva, insieme alla recrudescenza di una
cultura sessista e maschilista nel nostro paese che mal si concilia
con il desiderio di libertà e di riappropiazione della propria vita
che molte donne manifestano fa sì che sempre più le donne siano
esposte a situazioni di pericolo alle quali lo Stato, nonostante
l’approvazione di leggi spot (vedi la legge sul femminicidio), non
riesce a trovare soluzioni idonee, non si fa carico dell’incolumità
delle donne e per questo può essere ritenuto colpevole di
femminicidio tanto quanto gli uomini maltrattanti.
Il
vero bersaglio della nostra società è l’autodeterminazione delle
donne: Terni Donne sin dalla sua nascita, più di cinque anni fa, ha
puntato i piedi ed ha levato alto il proprio grido di protesta contro
la tendenza repressiva della società in cui viviamo: vogliamo un
futuro certo, degno, vogliamo poterlo sognare, pianificare, vivere.
Vogliamo essere serene, serene nelle nostre scelte, serene di
scegliere.
Ed
oggi, vedere una Casa davanti a noi, dentro di noi, non ci può che
rinvigorire, corroborare, rivitalizzare: la casa è l’inizio di una
nuova vita; si dice “casa nuova, vita nuova” e noi ciò che
vogliamo è un rinnovamento culturale capace, una volta per tutte di
togliere alle caviglie delle donne quelle catene che, nonostante il
dolore, abbiamo saputo sopportare, ma che adesso, è arrivato il
momento di rompere.
Il
futuro ci attende e questa volta è il NOSTRO FUTURO, guardiamolo
insieme e costruiamolo così come lo vogliamo!

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